Dedicato a Lia (16 ottobre 2017 – ore 17.00 lunedì)

 

La tua anima esulta nel Signore
alla Sua presenza gioisci con amore
e tu che appartieni a questo tempo denso di dolore
ti accorgi di meritare il Suo dolce Cuore
e tra la luce gloriosa del Suo Regno
Lei viene a te, per lasciare il Suo Segno
per dirti che ama il tuo grande impegno

O genti tutte acclamate il Signore!
Piccole donne da Lei amate con il cuore
fanno un sogno d’amore
e tu, dolce e forte Lia
sai che dovrai lavorare per preparare la via
quella difficile, ma pia
sorridi, ti segni con la croce e così sia

Parti per la strada dritta e via
ed io gioisco per la tua forza
nascosta dietro un dolore a scorza
e so che i giusti saranno in cielo
nel suo cammino, quello divino
e tu sarai certamente tra loro
e mi troverai in mezzo al tuo coro

Con il mio amato cappellino d’oro
anche lì pregheremo
perché non possiamo farne a meno
Tu sei la maestra di questa orchestra
che a questa buona vita si presta.

Con affetto
Tina De Feo

Per certi versi può essere imbarazzante pubblicare questa poesia a me dedicata. Lo faccio con la massima semplicità ed umiltà. Certo non sono maestra per nessuno, neanche per me stessa. Sono una persona col suo cumulo di errori,
ma anche di cose belle e buone svolte.

La mia famiglia è preziosa, i miei figli sono i miei tesori, ma c’è questa via da percorrere, questo cammino a gloria di Dio, con grande devozione alla Mamma Celeste. L’Eremo Madonna del Bosco è luogo di gioia e di pace. Vi ho messo piede, per la prima volta, nella primavera del 2012, Ebbene, ci torno sempre, con sempre maggior amore e dedizione, pur con le mie limitate capacità, purtroppo le forze diminuiscono e arranco.

Servire Dio, amarlo, adorarlo è il primo compito per ogni cristiano. Mettiamolo al primo posto nella nostra vita ed avremo soddisfazioni indescrivibili… Preghiamo, come sempre ci invita la Mamma Celeste, diventiamo Suoi Apostoli, diventiamo strumenti di rinnovamento, di pace. Testimoniare la propria fede è dovere
per ogni cristiano e non è certo essere bigotti…

E’ molto profonda Tina, è profondamente innamorata del Signore e della Mamma Celeste, prega tanto e trova in Loro la forza per andare avanti
nonostante la durezza della vita.

Grazie, Tina, sei troppo buona con me, non merito certo quanto scrivi, ogni merito e tantissima lode vanno alla Santa Vergine che ci guida, ma vogliamo, insieme, perseverare nella preghiera per ritrovarci davvero nel coro celeste,
stretti, tutti, al Cuore di Maria.

Buona giornata
Lia

tina con la madonnina in braccio 15 ottobre.jpgTina nella Cappellina dell’Eremo Madonna del Bosco

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Sant’Ignazio di Antiochia – vescovo e martire

Ignazio, soprannominato Teoforo (portatore di Dio), abbracciò la fede per opera degli apostoli è particolarmente di S. Giovanni, di cui fu discepolo prediletto.

Ricevuta la sacra ordinazione, si distinse per le sue rare doti apostoliche, per cui gli Apostoli lo consacrarono vescovo d’Antiochia. Fu pieno di Spirito Santo e la parola di lui era dai fedeli accolta quale oracolo del cielo. Zelantissimo pastore e padre di anime, ebbe molto da combattere contro la perfidia dei Giudei e il furore dei pagani; ma col digiuno, preghiera e soda dottrina che possedeva, riuscì a dissipare le tenebre dell’errore e dell’eresia.

Anelava al martirio e l’ora giunse quando infierì la persecuzione di Traiano, il quale conoscendo la fiorente Chiesa di Antiochia, venne col proposito di fare strage del pastore e del gregge. Chiamò pertanto a sè Ignazio e così lo apostrofò:
— Sei tu quel demonio che infrangi le mie leggi e spingi gli altri ad infrangerle?
— Nessuno diede mai questo nome ad un servo di Gesù Cristo, rispose Ignazio, ma sappi, o imperatore, che i demoni fuggono alla sua presenza.
— Tu dunque adori Gesù Cristo che Pilato fece crocifiggere?
— Di’ piuttosto che Gesù crocifisse il peccato per dare a coloro che credono in Lui il potere di trionfare sui demoni e sul peccato.

Impotente a vincere il fedele servo di Cristo, Traiano pronunciò l’ingiusta sentenza.
— Comandiamo che Ignazio, il quale si gloria di adorare il Crocifisso, venga legato, condotto a Roma e dato in pasto alle fiere, dopo aver servito come trastullo della plebe.

Il santo Vescovo ringraziò il tiranno e, legato, partì per Roma scortato da soldati che lo tormentarono in tutte le maniere.

Passando per le città d’Asia e della Grecia, edificò le varie comunità cristiane colla parola e coll’esempio d’invitto coraggio.

Durante questo viaggio scrisse sei lettere ai Cristiani di Efeso, di Magnesia, di Smime, di Traila, a S. Policarpo, incitando tutti a rimanere fermi nella fede e umilmente soggetti ai proprii vescovi, perchè solo per essi riceviamo dal Signore le grazie.

Scrisse anche una lettera ai Romani, dai quali temeva, per l’affetto che gli portavano, che gli impetrassero la liberazione, mentre egli null’altro bramava che il martirio. Infatti così scrive: « Sono frumento di Cristo e debbo essere macinato dai denti dei leoni; se questi divenissero mansueti e volessero risparmiarmi, io stesso li aizzerò: le mie catene gridino a voi di stringervi in un’incrollabile armonia di fede e di preghiera ».

Giunse a Roma l’anno 107 e, gettato nell’anfiteatro, le fiere lo sbranarono. Le sue reliquie furono portate ad Antiochia.

PRATICA. — S. Ignazio ci insegna e ci raccomanda la filiale ubbidienza e il rispetto dovuto ai ministri di Dio, perchè il Signore ha detto: « Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me ».

PREGHIERA. Riguarda, o Signore, la nostra debolezza, e ci protegga dal cielo la potente intercessione del beato martire e vescovo Ignazio.

Buona notte
Lia

sant'ignazio di loyola 1